infezione intestinale causata da entamoeba histolytica che si può contrarre in aree di livello igienico-sanitario scadente del sud-est asiatico, india, africa occidentale e sud-orientale, centro e sud america.



Il contagio avviene per consumo di acqua e alimenti contaminati o portando alla bocca mani sporche; è possibile anche il contagio interumano attraverso pratiche sessuali oro-genitali e tra portatori di handicap mentali ricoverati in strutture protette.

La malattia può manifestarsi, dopo un periodo di incubazione che può variare da una settimana a diversi mesi, con quadri anche molto differenti dal punto di vista della gravità dei sintomi. Prevalentemente passa inosservata, ma in caso di interessamento tissutale possono verificarsi dolori addominali e diarrea intermittente fino alla dissenteria con emorragie digestive. Possibili a questo punto manifestazioni più importanti quali appendicite, peritonite, ascesso epatico ed in sedi a distanza per diffusione ematica.

La diagnosi viene compiuta tramite rinvenimento dell'ameba nelle feci o nei tessuti. In caso di localizzazione epatica, polmonare o cerebrale potranno risultare utili ecografia, scintigrafia, tomodensitometria.

la terapia è basata in primo luogo sul mantenimento dell'equilibrio idro salino, quindi sull'impiego di metronidazolo, emetina, deidroemetina, clorochina e diloxanide furoato.


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Ultimo aggiornamento: Settembre 2014